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Questo post con Linux c’entra poco, ma è da qualche giorno che sento l’esigenza di scriverlo. Anzi, per questo ben più che per altri post mi farebbe piacere leggere commenti e feedback da parte di chi naufraga da queste parti.

L’argomento è questo: Google è una spettacolare azienda capace di creare dal nulla idee spettacolari, o è il mostro descritto nel sito “The Google Master Plan“?

Google è il diavolo?

Forse il breve video che si può vedere su quel sito è eccessivamente paranoico e un pò troppo partigiano. Però nessuno può negare che un colosso come Google non possa fare paura a qualcuno.

“Maggio 2017. Ultim’ora. Google compra Internet. Il famoso motore di ricerca ha pagato 2.455 miliardi di dollari, cash: “Abbiamo capito che non ci conveniva comprare Internet a pezzetti”. Negli ultimi vent’anni Google ha comprato YouTube, Doubleclick, Aol e, l’anno scorso, Microsoft. Un messaggio di congratulazioni è arrivato dal governo cinese. Nessun commento, invece, da Amnesty International e Reporters sans frontières: i siti e i server di posta delle due organizzazioni non erano raggiungibili a causa di imprecisate difficoltà tecniche. Fantascienza? Mica tanto. O almeno, non più del progetto (vero) di Google per un ascensore con cui andare nello spazio. Google compra una società dopo l’altra, licenzia i dipendenti che aprono un blog e, per la prima volta, è diventato il marchio che vale di più al mondo (62 miliardi di dollari), superando Microsoft. Intanto già tutti si chiedono: come facevamo senza Google?
Questo è l’editoriale con cui Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale“, ha aperto il numero 691 della sua rivista, uscito il 4 maggio 2007.

Google e la Cina

Google ha letteralmente reinventato il concetto di motore di ricerca e ha spazzato via giganti come Altavista, Lycos, Excite e molti altri ancora. Nel suo sviluppo ha tirato fuori innovazioni come Google Earth, Gmail, Street View, ha coniato il verbo “googleare” nel senso di “cercare su internet“, probabilmente svilupperà un intero sistema operativo basato su Linux e l’anno prossimo comincerà la commercializzazione di un telefonino simile all’iPhone di Apple.

Google permette l’accesso a tutti i suoi servizi attraverso un’unica combinazione username e password. Ciò attribuisce all’utente il vantaggio di collegare e intrecciare le caratteristiche dei vari programmi di Google: ad esempio combinare gli appuntamenti del Calendar con le mappe di Google Earth; oppure le note scritte su Notebook con i blog raccolti su Reader, e così via.

Il cosiddetto Googleware riesce a soddisfare in maniera esemplare, semplice, elegante, veloce e raffinata praticamente tutte le esigenze dell’utilizzatore medio e avanzato del cosiddetto Web 2.0. Questo è innegabile. E con Google Gears ci si può anche svincolare parzialmente della connessione ad Internet. Google può essere la nostra ombra anche là dove il telefono non arriva.

Google sotto la lente

Ma c’è un problema: Google è un’azienda, e ricerca il profitto. Fin qui nulla di male. Le aziende nascono per far soldi, danno lavoro, creano ricchezza. Tutto ciò mi sta bene. Ma quando la ricerca del profitto diventa dissennata, e se le si affianca la ricerca del potere (economico, ma anche politico o sociale) allora la cosa non mi piace più.

La password unica è comoda, ma se ciò consente a Google di profilare i propri utenti definendone interessi, perversioni, attitudini, opinioni, e magari da quei profili Google può trarne vantaggi illeciti, allora sono ben disposto a rinunciare al Googleware, nonostante non si possa riconoscere a Big G di creare software meravigliosamente scritto, ben funzionante, completo.
I motivi per cui Google potrebbe far questo sono i più disparati. Basti pensare a quanto ghiotte possano essere queste informazioni per scopi puramente commerciali (e AdSense dimostra che questi scopi sono già ora una realtà implicitamente accettata), o per motivi giudiziari, e magari in un lontano futuro per ragioni personali, politiche, sociali, e chissà cos’altro ancora.

Google e la CIA

Ad oggi, Google non sembra aver preso ancora questa strada. Ma è innegabile che la Grande G sia già ora nelle condizioni di poter dare il via a tutto questo. Per questo ho deciso che da oggi non utilizzerò più i servizi di Google basati sulla combinazione UserID e Password.

Sembra che non sia l’unico ad aver preso questa decisione. Come citato in questo articolo del Blog di Piplos, di recente Google ha rilevato FeedBurner, e molti vecchi utenti di questo servizio sono in rivolta a causa delle garanzie di privacy che Big G rischia di mettere in discussione. Che un’unica azienda abbia a disposizione informazioni su migliaia di migliaia di blog, con la possibilità di incrociare tali dati con quelli derivanti dai servizi del Googleware fa paura. Anche l’Unione Europea starebbe ponendo dubbi sul rispetto della privacy da parte di Big G.

Quest’ultima acquisizione si aggiunge a quelle di YouTube, JotSpot, Marratech, GreenBorder, Panoramio, e soprattutto quella recente di Doubleclick, con la quale Big G ha messo un’enorme piede nel ricchissimo e remunerativo mondo della pubblicità digitale (ed infatti sta sollevando obiezioni anche da autorità governative americane). Ciò giustifica la definizione di Superpotenza Cibernetica che sempre Piplos le attribuisce in quest’altro post.

Google si mangia anche Panoramio

Se poi qualcuno vuole leggere una notizia davvero raccapricciante, basta puntare il browser su questo articolo di TecnoDuo. Sergey Brin ha investito 2,6 milioni di dollari (ripeto: 2,6 milioni di dollari…) nell’impresa della moglie Anne Wojcicki. Tale Anne, analista finanziaria, ha fondato un’azienda che si occupa di genetica. Tra l’altro Google è anche entrata nel capitale sociale di questa società, che si chiama 23andMe. Riassunto breve: Google ha stabilito una partnership strategica con un’azienda impegnata nel campo della genetica. Non è molto difficile fare 2+2.

Sono diventato un attento e curioso osservatore del blog di Simone Brunozzi, che si occupa prevalentemente di Ubuntu, ma ha idee dal respiro molto ampio e oggi ha pubblicato un post in cui annunciava un’idea, ancora allo stato embroniale, ma che potrebbe essere uno strumento utile per spuntare le armi di Google e restituire alla Rete un pò di quell’innocenza, quella democraticità, quello spirito e quelle idee delle origini che ultimamente sembrano scomparsi dalla circolazione. Sposo in pieno la sua idea di BeeSeek, un motore di ricerca opensource sviluppato secondo un innovativo meccanismo di funzionamento che potrebbe liberarci di alcune delle preoccupazioni per la nostra vita digitale.

Insomma, Google è una grande azienda che ha fatto tanto per Internet, ma ora dà l’impressione che la sua longa manus si stia estendendo un pò troppo. L’augurio è che il nostro futuro digitale non sia quello rappresentato in questo blog. O magari quest’altro:

Google nel 2084

Aggiornamento del 11/06/07: in questo articolo del Washington Post si discute di Google e di privacy. Invece, un ottimo post apparso su MenteCritica affronta gli stessi temi del mio articolo e giunge a conclusioni analoghe, con collegamenti ad altre interessanti risorse che io non ho indicato.

Aggiornamento del 19/06/07: un post di tuxjournal segnala un articolo di The Inquirer secondo il quale Google ha aperto un blog pubblico dedicato alla politica. “Lo scopo è quello di aprire un dialogo ed aiutare la stessa società a ridefinire e migliorare la propria posizione all’interno del mondo burocratico e delle strategie legali.

10 Comments

  1. Condivido in pieno tutto quanto detto, è esattamente quello che penso io. Ma l’unica cosa è che vorrei assolutamente sbagliarmi. è agghiacciante il solo pensare l’idea che Google in futuro potrà rivelarsi una azienda di tiranni che mirano ad avere il potere in tutto.
    Con i soldi (cosa che Google ne dispone in grande quantità) si può fare tutto, basta poco che Google tra 2 anni si mettesse a controllare appieno il mondo, pur essendo partito da una misera idea di Page e Brin di fare un motore di ricerca.

    Ps: grazie per avermi citato nel post!😉

  2. Anch’io spero di sbagliarmi. Il dovermi privare del Googleware mi dispiace tanto ed è stata una scelta sofferta. Gmail è fatto benissimo ed è comodissimo, Reader dicono sia eccellente.
    Un anno fa non pensavo sarei arrivato al punto di preoccuparmi più di Google che di Microsoft…

  3. Guardate che siamo gia’ schedati, controllati e schiavizzati dal sistema bancario del signoraggio. Date un occhiata a http://www.signoraggio.com o carcate signoraggio con Google. Cosi’ vi renderete conto che ci sono reti di societa’ bancarie che ci controllano e hanno molti piu’ soldi di Google. Se calcolate che la Banca D’Italia e’ una SPA privata e la Banca Centrale Europea pure, vi renderete conto di chi bisogna avere paura, anche perche’ questi controllano pure le nostre tasche.
    Ovvio che in seguito anche delle superpotenze economiche bisogna stare attenti, infatti si riuniscono assieme ogni anno nel “Gruppo Bilderberg” http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg , http://www.disinformazione.it/bilderberg2007.htm , http://www.beppegrillo.it/2007/06/post_24.html e non credo ci sia ancora Google dentro. Alcuni ritengono che questo Gruppo di aziende decide il bello e il cattivo tempo delle sorti del mondo, quando si riuniscono nessun giornale ne parla, infatti ne fanno parte anche capi di giornali importantissimi.
    Comunque e’ bene essere informati anche su Google, che riscia di togliere una ultima liberta’ che ci resta.

  4. Fondamentalmente non sono d’accordo con quanto affermato dal video. Come molti di voi sapranno tutte le aziende che hanno siti web e constituiscono servizi on line mantengono un elevato numero di dati personali sui propri server. Nel momento in cui entro in un portale, nel momento in cui utilizzo yahoo nel momento in cui utilizzo live search e tanti altri software io cedo una parte dei miei dati al proprietario del sito avedo fiducia che esso li tratti in maniera lecita e secondo le condizioni contrattuali (ovviamente devo prima leggerlo il contratto) ogni abuso di tale trattamento può e deve essere perseguito a livello legale.
    Google fornisce determinati (buoni) servizi nello stesso modo di altre aziende solo che la mole di servizi che continua ad utilizzare è in continua crescita (perchè ha dei laboratori di ricerca molto attivi). Cessare l’utilizzo di servizi google è una scelta libera che l’individuo può fare in ogni momento.
    Sino a prova contraria questo video (che sembra studiato con estrema cura e realizzato in maniera molto “professionale”) lo giudico un chiaro esempio di FUD e lo inserisco in una pesante campagna globale di “dietrologia” nei confronti di un’azienda che ha saputo fare una cosa molto importante: Innovare, rendendo tale innovazione accessibile a tutti e non obbigatoria per nessuno. Io uso google per scelta…
    (Sono consapevole che vi è un serio problema relativo alla tracciabilità dei dati dell’utente ma è un problema globale dovuto alla “memoria della rete” e a qualunque servizio web oggi disponibile. queste problematiche però devono essere affrontate a livello globale non descrivendo un singolo “player” come il diavolo… perchè di dietrologia se ne fa in tutti i campi)

  5. @ Darkamex: complimenti per il tuo lungo commento. rispetto la tua idea, e condivido l’ipotesi che il video sia eccessivamente paranoico e dietrologico. Però se google si impegnasse a spiegare la sua policy sulla privacy tanto quanto si impegna a creare nuovi, ottimi software, saremmo tutti più contenti, e si sgomberebbe il campo dalle dietrologie.

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One Trackback/Pingback

  1. […] per farvi notare un articolo molto interessante, su un ottimo blog su Ubuntu che ho scoperto da poco, il cui autore la pensa […]

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