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Monthly Archives: Maggio 2007

Su ArsGeek ho trovato un questo post.

Vi riporto il video. E’ tanto breve quanto sbalorditivo.

No so voi, ma io sono senza parole. LO VOGLIO!!!

Esiste un sito svedese che si chiama Non Plus X, il cui scopo principale è pubblicare un’enorme immagine che riepiloga graficamente lo sviluppo storico delle distribuzioni di Linux, con tanto di fork, fusioni e sviluppi vari. L’otto maggio scorso è stata rilasciata la versione 7.5 di questa timeline, che riproduco anche qui:

Linux Distro Timeline 7.5 Thumb

E’ sconvolgente vedere quante personalizzazioni (spesso inutili) sono state prodotte attorno al kernel GNU/Linux. Sarebbe bello qualche ricongiungimento, ogni tanto, dato che certe separazioni viste in questi quindici anni proprio non avevano nulla da dire…

Dopo aver visto, in un post di qualche giorno che ha avuto un grande riscontro, come scaricare i video di Raiclick, sul blog di nakinub leggo dell’esistenza di un programma dedicato al download dei video di youtube: youtube-dl.

Google compra Youtube

Google compra anche Youtube. C’è ancora qualcosa che non gli appartiene?

L’installazione è facilissima da terminale:

sudo apt-get install youtube-dl

e altrettanto facile l’utilizzo, sempre da terminale:

youtube-dl <url_del_file_da_scaricare>

Il post originale di nakinub si trova qui.

Aggiornamento del 8/10/2007:  Scaricare i video di YouTube (2)

La distribuzione Kubuntu è nata appositamente per soddisfare le esigenze degli utenti che usano KDE al posto di Gnome. In realtà anche agli utenti di Gnome spesso fa comodo usare applicazioni per KDE, che richiedono la presenza delle relative librerie.

Piuttosto che installare a mano ogni singolo pacchetto, è comodo usare il metapacchetto kubuntu-desktop, che racchiude tutto il necessario per avere a disposizione KDE e le applicazioni ad esso collegate.

KDE nell’era glaciale

L’installazione è semplicissima, anche se richiede una notevole mole di dati da scaricare e installare:

sudo aptitude install kubuntu-desktop

Dopo qualche (tanti!) minuti KDE sarà installato sul sistema.

Spesso l’installazione di kubuntu-desktop provoca la sostituzione dello splash screen di Ubuntu con quello di Kubuntu. Questo spiacevole comportamento può essere corretto usando il terminale:

sudo update-alternatives --config usplash-artwork.so

Si otterrà un menu che offre le varie alternative (solo due se non avete altri desktop environment installati). Scegliamo /usr/lib/usplash/usplash-theme-ubuntu.so per avere lo splash di Ubuntu.

L’ultimo passaggio è riconfigurare il kernel con:

sudo dpkg-reconfigure linux-image-`uname -r`

Al riavvio, tutto sarà tornato a posto.

Aggiornamento: se l’avvio di applicazioni KDE dovesse riferire problemi legati al “dcopserver”, provate ad eseguire da terminale questo comando:

sudo chmod 0777 ~/.kde -R

…ma ditemi voi se questo video sulla diffusione del porno su internet non merita di essere osservato con attenzione.

I dati riportati erano tanti, ma non me ne ricordo nessuno. Ero… ah-ehmm… diciamo così… distratto! 😉

In un post di qualche giorno fa ho già definito mafiosa e terrorista la strategia FUD che Microsoft sta tenendo sulla questione dei brevetti di sua proprietà che Linux starebbe violando. Brevetti che non si è mai degnata di esplicitare, visto che probabilmente non c’è alcuna violazione.

Microsoft Vs Linux

Nello stesso post dicevo testualmente che “l’arma migliore contro il terrorismo è dimostrare di non essere terrorizzati”. Bene, oggi la Linux Foundation ha risposto per le rime al terrorismo della Microsoft, e non mi sembra affatto che nell’aria ci siano nuvole di paura.

La notizia è riferita da Punto Informatico, che riassume brevemente la vicenda. La notizia originale è invece apparsa su BusinessWeek in un articolo a firma di Jim Zemlin, direttore esecutivo della Linux Foundation. Si consiglia lettura molto attenta. vi riporto qualche stralcio interessante:

“But as we said before, Microsoft is, above all, a rational actor. The software maker is hesitant to instigate a patent war, as it has too much experience with the downside of such litigation. Just ask Microsoft about its MP3 patent dispute, in which a jury recently ordered the software maker to pay $1.5 billion to Alcatel-Lucent”

“Microsoft, our [della Linux Foundation, nda] membership, and software users in general all know that a patent war guarantees only one sure outcome: The customer loses. Customers want choice and innovation. That’s why open-source is winning.”

Microsoft is not the only—perhaps not even the largest—owner of patents in this area. Individual members of the Linux ecosystem have significant patent portfolios. […] the Linux Foundation also has created a legal fund to defend developers and users of open-source software against malicious attack. We don’t expect to but, if needed, we will use this fund to defend Linux.

Sacrosanta questa affermazione:

Touch one member of the Linux community, and you will have to deal with all of us.

Questo è l’atteggiamento migliore per respingere al mittente questa strategia del c@xxo che Microsoft sta applicando. Aggressivo contro chi aggredisce, rassicurante nei confronti degli utenti e delle industrie che investono quotidinamente con Linux e hanno bisogno di stabilità e certezze, le cose che la Microsoft cerca di distruggere con i suoi avvertimenti mafiosi.

Linux al rogo

E’ ragionevole pensare che Redmond non intraprenderà mai azioni legali contro Linux. Lo scenario che si va delineando è quello già descritto giorni addietro da Mark Shuttleworth in questo interessante post del suo blog. Il buon Mark, forse per temperamento, e anche per necessità “diplomatiche”, riesce ad avere uno sguardo posato e lungimirante sulla questione.

Io no, e mi sto inc@xxando sempre di più…

Good Morning Mr. Gates

Aggiornamento: pochi minuti dopo aver pubblicato il post, ho trovato un articolo su The Register (riportato da Ossblog), che spiega le “vere ragioni” per cui Microsoft non può presentare la lista dei brevetti violati. No comment. Ma l’inc@xxatura aumenta smisuratamente…

Raiclick è il sito di Tv on demand gestito dalla Rai, dove è possibile trovare spezzoni o intere trasmissioni andate in onda sui tre canali terrestri dell’azienda. Siccome, sembra impossibile ma è vero, la tv pubblica produce ancora qualche programma di qualità, come Report, Correva l’anno o Parla con me, è piacevole poter rivedere qualche trasmissione che abbiamo perso o che ci è particolarmente piaciuta.

Raiclick

Di tutto, di più… ma solo con Windows Media Player… :-S

Da un’azienda di Stato, quindi pubblica e pagata (anche) con una tassa obbligatoria, ci aspetteremmo che tali filmati siano disponibili in uno standard aperto, e invece sono tutti registrati in formato Windows Media Video… bah!

Noi utenti di Linux siamo costretti quindi ad installare i codec w32codecs per godere di tali contenuti, ma soprattutto non possiamo scaricare il file sul nostro computer e rivedercelo quando vogliamo.

Il buon mplayer ci viene in aiuto: l’opzione -dumpstream permette di salvare il flusso in un file che poi potremo rinominare e rivedere quando vogliamo, anche senza connessione ad Internet.

Ad esempio, per vedere la puntata di Ballarò del 15 maggio scorso (che è la prima nella top ten al momento in cui scrivo) è sufficiente aprire il terminale e inserire questo comando:

mplayer -dumpstream mms://media.fastweb.it/WM9/raiclick/FMVRAI04000001079657.wmv

Nella directory da cui lanciamo il comando sarà salvato un file stream.dump che alla fine del dump potrà essere rinominato a nostro piacere.

Ottenere la url del file è semplice, basta cliccare col destro sul link che appare nella finestra pop-up per copiare l’indirizzo:

Pop-up di RaiClick

e poi eliminare la parte che segue l’estensione .wmv del file.

In un post precedente ho parlato di come montare le immagini ISO usando la riga di comando di Linux. Chi dovesse trovare scomodo questo modo di procedere ha a disposizione un comodo tool grafico che funziona come un clone dei famosi Daemon Tools (et similia) per Windows: AcetoneISO

AcetoneISO

AcetoneISO permette di montare non solo file .iso, ma anche .mdf e .nrg, cosa che permette di coprire la quasi totalità dei formati disponibili, e può anche convertire in ISO immagini .bin, .cue, .mdf, .nrg, .ccd, .img, .cdi, e addirittura .xbox, .b5i, .bwi, .pdi e .daa. Altre comode funzioni sono la cancellazione dei riscrivibili, la crittazione o decrittazione dei file .iso e la masterizzazione di alcuni formati direttamente con K3b.

AcetoneVERO

Meglio non usare questo acetone sui nostri CD…

Attenzione: gli utenti di Kubuntu non avranno problemi, ma AcetoneISO richiede le librerie di KDE, quindi gli ubunteros come me dovranno soddisfare le dipendenze necessarie, o meglio installare il pacchetto kubuntu-desktop (argomento su cui prossimamente scriverò un post apposito).

Di cose che Linux può fare e Windows no ce ne sono tante. Una di queste è l’anteprima audio in Nautilus. Semplicemente lasciando per pochi istanti il puntatore del mouse sull’icona di un file audio, è possibile ascoltarne un’anteprima senza avviare alcun programma.

Pentagramma

La guida più breve del blog si conclude con le istruzioni per installare il programma che fornisce questa funzionalità, mpg321. Pronti col terminale?

sudo apt-get install mpg321 vorbis-tools

Fatto!

Oggi ho letto su Pollycoke che l’ISTAT ha convertito tutta la sua infrastruttura informatica a Linux, per la precisione a Red Hat Enterprise Linux.

Ora, l’ISTAT non è propriamente un ritrovo di debosciati, ma l’istituto che produce, elabora e pubblica rilevazioni come l’andamento tendenziale e congiunturale del PIL, dell’inflazione, della produzione industriale, dell’occupazione. Robettine che influenzano le scelte di politica economica e sociale e decretano il successo o il fallimento dei governi che cercano (faticosamente…) di tenere l’Italia sui binari.

Statistica

Il fatto che l’ISTAT affidi a Linux l’intera sua rete, dopo aver fatto dei lunghi test locali, implica molti aspetti, tra i quali quelli che Linux costa poco, che funziona bene, che è sicuro, che è scalabile. Ma uno di questi svetta sopra gli altri: di Linux ci si può fidare.

L’ISTAT non è l’unica istituzione ad aver operato questa scelta. Vi riporto un elenco (molto sommario) di tutte le svolte pro-Linux che sono riuscito a tracciare:

  • il Parlamento Francese fornisce computer con Ubuntu ai propri deputati;
  • il Massachusetts ha adottato Linux per tutti i sistemi della locale Pubblica Amministrazione ;
  • tra una birra e l’altra, il consiglio comunale di Monaco di Baviera ha deliberato l’adozione di Linux per i propri sistemi;
  • in Brasile il governo ha imposto alle varie amministrazioni statali l’utilizzo di Linux;
  • il governo macedone ha installato Ubuntu in tutte le scuole del paese;
  • Francia e Bulgaria hanno adottato Linux per i loro sistemi di e-governmen;
  • a Bolzano, le scuole usano Linux per la didattica (ne ha parlato anche Report, su RaiTre);
  • Aggiornamento del 6/6/07: il Vaticano usa Linux dal 1995 (God bless you!) e il Governo dell’Andalucia ha stanziato 15 milioni da investire nel FOSS.

E non è che qualche esempio. Basta cercare un pò con Grande Fratello Google e se ne trovano a decine.

Tux-Winsucks

Purtroppo, dietro Linux non c’è nessuna grande corporation e nessun grande finanziatore che possa pagare campagne pubblicitarie come la delirante Get The Fact$* di Microsoft. Ma siccome siamo tutti cittadini di qualche piccola amministrazione comunale, dove il rapporto con gli eletti è spesso quotidiano e informale, non c’è cosa migliore che si possa fare per aiutare la lenta, costante crescita di Linux dello spiegare ai nostri amministratori che con Linux si può risparmiare, si lavora meglio che con Windows e che non è difficile trasferire i propri dati e le proprie abitudini da un ambiente all’altro.Questo post del blog di Simone Brunozzi torna sull’argomento. Se qualcuno vuole fondare “Forza Linux”, voglio la tessera numero 2.

* Ma guarda un pò, proprio mentre $crivevo questo link mi $i è rotto il tasto della e$$e! $cu$ate il broken link, ma dal mio Blog al $ito della Micro$oft proprio non vi ci mando…