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Attribuire delle etichette facili e semplicistiche è sempre un errore. Nel caso di una realtà complessa e sfaccettata come il mondo del Software Libero e dell’Open Source è un errore ancora più tragico. Ma allo stesso modo, il FLOSS nasce ed è tuttora spinto da una quantità di motivazioni etiche, morali e, tutto considerato, ideologiche, che lasciano spazio a delle riflessioni politiche sulla sua natura.

LinuxChe
El FLOSS unido hamas serà vencido!

D’altronde, se Linux è riuscito a muovere 5 miliardi di dollari nel mercato dei server l’anno scorso, evidentemente queste ottime motivazioni morali si sposano benissimo con un’economia di mercato che permette di creare una discreta ricchezza grazie al valore aggiunto di software creato da migliaia di volontari.

Un articolo che ho letto su All about Linux torna sull’argomento con delle considerazioni interessanti. La distinzione Destra-Sinistra è ormai anacronistica, per svariate decine di ragioni, e spero che il FLOSS non sia mai addotto a bandiera di una o dell’altra parte politica.

D’altronde, se si ha l’intelligenza di interpretare le filosofie politiche come tali, ovvero come delle costruzioni ideologiche che tentano di analizzare la società civile, scoprirne i problemi e torvare delle soluzioni, l’accostamento tra queste e le posizioni etico-morali del FLOSS risulta un esercizio interessante e stimolante.

Voi come la pensate?

Ci sono persone che meritano attenzione. Persone che ti sorprendono per le loro qualità e capacità. Persone con cui entri così in sintonia che anche se non le conosci ti sembrano amiche da una vita. Persone su cui puoi fare affidamento, che sai già che non tradirebbero mai la tua fiducia.

Andrea Corbellini è una di queste persone.

L’ho conosciuto grazie a BeeSeek, il progetto ideato da Simone Brunozzi a cui partecipo anch’io. Andrea è a capo del team degli sviluppatori. A dispetto della sua giovanissima età, Andrea ha una serietà, una maturità, una competenza che molti trentenni e quarantenni neanche si sognano. E’ un tipo di poche parole, ma quando parla non lo fa mai a sproposito. E’ pragmatico, preciso, attento e quando prende un impegno lo mantiene.

Se hai un problema e gliene parli, il tuo problema diventa suo, e te lo risolve.

Kudos per Andrea, allora. E io non posso fare altro che augurargli di non perdere mai la sua serenità e la sua concretezza. E quando BeeSeek diventerà famoso, sappiate che sarà anche e soprattutto merito suo.

Meglio metterla sul ridere, ma c’è quasi solo da piangere…

Io scriverò un post sull’ambiente. Insieme a qualche altro migliaio di blogger.

Blog Action Day

 

[Fonte: Ubuntista]

Illusion²² e Piplos mi coinvolgono nella virale diffusione di un nuovo meme, dedicato all’estate e alle vacanze. Chi non ha del tutto chiaro il concetto di meme può leggere wikipedia, così il concetto diventerà definitivamente oscuro chiaro e limpido.

1) Vacanze al mare, in montagna o altro?
In ordine di preferenza decrescente: altro, montagna, mare. Dove altro è una capitale o città mitteleuropea, come Berlino o Praga. In particolare, quest’ultima mi provoca tachiaritmie al solo pensiero.

2) Cosa apprezzate di più delle vacanze?
Che domanda: il fatto di essere in vacanza, no?

3) Se ci andate, dove andate quest’anno e in che periodo?
Quest’anno… uhmmm… pochi giorni in Costiera Amalfitana, dove in effetti vado ad accompagnare la mia dolce metà (che ci abita), quindi forse tecnicamente non è una vera vacanza. Potrebbe spuntare fuori un viaggetto in Europa, ma nulla è certo.

4) Quale vacanza sognate?
Un mese in un attico a scelta tra uno di questi palazzi:

La palla passa a:

Ubuntista
La combriccola di TuxLinux
Opera Omnia
Aldolat
Antonio Doldo

Se qualcuno volesse continuare il meme seguendo lo stile di Telperion, la cosa sarebbe particolarmente gradita.

Sembra che i nostri deputati non siano poi del tutto rimbabiti, e grazie ad un’iniziativa di Pietro Folena (Gruppo: PRC) e Franco Grilli (Gruppo: SD) è stato approvato dall’Aula un Ordine Del Giorno che permette ai deputati e agli uffici della Camera di installare Linux (non è specificata quale distribuzione) e Open Office al posto di Windows e Microsoft Office.

tux_kill_msn.png

La notizia è fornita in maggior dettaglio da questo articolo di Repubblica (al solito ricco di inesattezze) e da questo post del blog di Pietro Folena, da sempre attivo sul campo delle libertà digitali e che ringrazio sentitamente per questa decisione.

Interessante notare che se i deputati avranno l’opzione di passare a Linux, la struttura informatica della Camera farà il passaggio fin da subito, con un risparmio di costi per lo Stato (e per i contribuenti) di circa 3 milioni di euro all’anno.

Mica male!

Leggo su OssBlog che la RIAA ha migrato il suo web server da Windows Server 2003 a RedHat + Apache. Fin qui nulla di strano. Non sono poche le grandi organizzazioni che hanno scelto Linux per la propria infrastruttura informatica, come citavo già in questo vecchio post.

Microsoft Patents

Ma… non c’era qualcuno che diceva che Linux viola i brevetti di Microsoft? Forse la RIAA non lo sa, e non sa nemmeno che Red Hat non vuole entrare nel gruppo delle aziende che hanno ceduto alle lusinghe di Redmon.

Curioso, no? Ma non sarà che Linux non viola nessun brevetto, e la RIAA lo sa benissimo? Mah… chissà…

Questo post con Linux c’entra poco, ma è da qualche giorno che sento l’esigenza di scriverlo. Anzi, per questo ben più che per altri post mi farebbe piacere leggere commenti e feedback da parte di chi naufraga da queste parti.

L’argomento è questo: Google è una spettacolare azienda capace di creare dal nulla idee spettacolari, o è il mostro descritto nel sito “The Google Master Plan“?

Google è il diavolo?

Forse il breve video che si può vedere su quel sito è eccessivamente paranoico e un pò troppo partigiano. Però nessuno può negare che un colosso come Google non possa fare paura a qualcuno.

“Maggio 2017. Ultim’ora. Google compra Internet. Il famoso motore di ricerca ha pagato 2.455 miliardi di dollari, cash: “Abbiamo capito che non ci conveniva comprare Internet a pezzetti”. Negli ultimi vent’anni Google ha comprato YouTube, Doubleclick, Aol e, l’anno scorso, Microsoft. Un messaggio di congratulazioni è arrivato dal governo cinese. Nessun commento, invece, da Amnesty International e Reporters sans frontières: i siti e i server di posta delle due organizzazioni non erano raggiungibili a causa di imprecisate difficoltà tecniche. Fantascienza? Mica tanto. O almeno, non più del progetto (vero) di Google per un ascensore con cui andare nello spazio. Google compra una società dopo l’altra, licenzia i dipendenti che aprono un blog e, per la prima volta, è diventato il marchio che vale di più al mondo (62 miliardi di dollari), superando Microsoft. Intanto già tutti si chiedono: come facevamo senza Google?
Questo è l’editoriale con cui Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale“, ha aperto il numero 691 della sua rivista, uscito il 4 maggio 2007.

Google e la Cina

Google ha letteralmente reinventato il concetto di motore di ricerca e ha spazzato via giganti come Altavista, Lycos, Excite e molti altri ancora. Nel suo sviluppo ha tirato fuori innovazioni come Google Earth, Gmail, Street View, ha coniato il verbo “googleare” nel senso di “cercare su internet“, probabilmente svilupperà un intero sistema operativo basato su Linux e l’anno prossimo comincerà la commercializzazione di un telefonino simile all’iPhone di Apple.

Google permette l’accesso a tutti i suoi servizi attraverso un’unica combinazione username e password. Ciò attribuisce all’utente il vantaggio di collegare e intrecciare le caratteristiche dei vari programmi di Google: ad esempio combinare gli appuntamenti del Calendar con le mappe di Google Earth; oppure le note scritte su Notebook con i blog raccolti su Reader, e così via.

Il cosiddetto Googleware riesce a soddisfare in maniera esemplare, semplice, elegante, veloce e raffinata praticamente tutte le esigenze dell’utilizzatore medio e avanzato del cosiddetto Web 2.0. Questo è innegabile. E con Google Gears ci si può anche svincolare parzialmente della connessione ad Internet. Google può essere la nostra ombra anche là dove il telefono non arriva.

Google sotto la lente

Ma c’è un problema: Google è un’azienda, e ricerca il profitto. Fin qui nulla di male. Le aziende nascono per far soldi, danno lavoro, creano ricchezza. Tutto ciò mi sta bene. Ma quando la ricerca del profitto diventa dissennata, e se le si affianca la ricerca del potere (economico, ma anche politico o sociale) allora la cosa non mi piace più.

La password unica è comoda, ma se ciò consente a Google di profilare i propri utenti definendone interessi, perversioni, attitudini, opinioni, e magari da quei profili Google può trarne vantaggi illeciti, allora sono ben disposto a rinunciare al Googleware, nonostante non si possa riconoscere a Big G di creare software meravigliosamente scritto, ben funzionante, completo.
I motivi per cui Google potrebbe far questo sono i più disparati. Basti pensare a quanto ghiotte possano essere queste informazioni per scopi puramente commerciali (e AdSense dimostra che questi scopi sono già ora una realtà implicitamente accettata), o per motivi giudiziari, e magari in un lontano futuro per ragioni personali, politiche, sociali, e chissà cos’altro ancora.

Google e la CIA

Ad oggi, Google non sembra aver preso ancora questa strada. Ma è innegabile che la Grande G sia già ora nelle condizioni di poter dare il via a tutto questo. Per questo ho deciso che da oggi non utilizzerò più i servizi di Google basati sulla combinazione UserID e Password.

Sembra che non sia l’unico ad aver preso questa decisione. Come citato in questo articolo del Blog di Piplos, di recente Google ha rilevato FeedBurner, e molti vecchi utenti di questo servizio sono in rivolta a causa delle garanzie di privacy che Big G rischia di mettere in discussione. Che un’unica azienda abbia a disposizione informazioni su migliaia di migliaia di blog, con la possibilità di incrociare tali dati con quelli derivanti dai servizi del Googleware fa paura. Anche l’Unione Europea starebbe ponendo dubbi sul rispetto della privacy da parte di Big G.

Quest’ultima acquisizione si aggiunge a quelle di YouTube, JotSpot, Marratech, GreenBorder, Panoramio, e soprattutto quella recente di Doubleclick, con la quale Big G ha messo un’enorme piede nel ricchissimo e remunerativo mondo della pubblicità digitale (ed infatti sta sollevando obiezioni anche da autorità governative americane). Ciò giustifica la definizione di Superpotenza Cibernetica che sempre Piplos le attribuisce in quest’altro post.

Google si mangia anche Panoramio

Se poi qualcuno vuole leggere una notizia davvero raccapricciante, basta puntare il browser su questo articolo di TecnoDuo. Sergey Brin ha investito 2,6 milioni di dollari (ripeto: 2,6 milioni di dollari…) nell’impresa della moglie Anne Wojcicki. Tale Anne, analista finanziaria, ha fondato un’azienda che si occupa di genetica. Tra l’altro Google è anche entrata nel capitale sociale di questa società, che si chiama 23andMe. Riassunto breve: Google ha stabilito una partnership strategica con un’azienda impegnata nel campo della genetica. Non è molto difficile fare 2+2.

Sono diventato un attento e curioso osservatore del blog di Simone Brunozzi, che si occupa prevalentemente di Ubuntu, ma ha idee dal respiro molto ampio e oggi ha pubblicato un post in cui annunciava un’idea, ancora allo stato embroniale, ma che potrebbe essere uno strumento utile per spuntare le armi di Google e restituire alla Rete un pò di quell’innocenza, quella democraticità, quello spirito e quelle idee delle origini che ultimamente sembrano scomparsi dalla circolazione. Sposo in pieno la sua idea di BeeSeek, un motore di ricerca opensource sviluppato secondo un innovativo meccanismo di funzionamento che potrebbe liberarci di alcune delle preoccupazioni per la nostra vita digitale.

Insomma, Google è una grande azienda che ha fatto tanto per Internet, ma ora dà l’impressione che la sua longa manus si stia estendendo un pò troppo. L’augurio è che il nostro futuro digitale non sia quello rappresentato in questo blog. O magari quest’altro:

Google nel 2084

Aggiornamento del 11/06/07: in questo articolo del Washington Post si discute di Google e di privacy. Invece, un ottimo post apparso su MenteCritica affronta gli stessi temi del mio articolo e giunge a conclusioni analoghe, con collegamenti ad altre interessanti risorse che io non ho indicato.

Aggiornamento del 19/06/07: un post di tuxjournal segnala un articolo di The Inquirer secondo il quale Google ha aperto un blog pubblico dedicato alla politica. “Lo scopo è quello di aprire un dialogo ed aiutare la stessa società a ridefinire e migliorare la propria posizione all’interno del mondo burocratico e delle strategie legali.

Un interessante e provocatorio post apparso sull’ottimo blog di Telperion ha acceso una piccola discussione tra lui, Illusion22 e il sottoscritto, sulla questione della integrazione a livello grafico delle applicazioni Linux e Windows nei due sistemi operativi.

Scarsa integrazione
Un esempio di scarsa integrazione

La mia opinione è abbastanza chiara leggendo i commenti. Secondo me l’integrazione aiuta, soprattutto per avvicinare gli utenti Windows al nostro mondo, ma per quanto mi riguarda personalmente, ritengo prioritari gli aspetti della buona funzionalità e della qualità dei programmi.

In ogni caso, per chi non volesse rinunciare alla omogenità estetica delle proprie applicazioni su Linux, segnalo due guide apparse tempo addietro su pollycoke: una per integrare le applicazioni KDE in Gnome e una per integrarvi le applicazioni Qt. Non le ho ancora usate, ma se qualcuno vuole provarle i commenti sono i benvenuti.

Un piccolo scandalo scoppiato in queste ore, e ora in parte rientrato, ha sconvolto la comunità degli Ubunteri. Lo scandalo è legato alla scoperta che alcuni dei pc venduti da Dell con Ubuntu preinstallato non avrebbero a disposizione per l’acquisto tutte le formule di garanzia che Dell applica, e segnatamente la Complete Care (che copre i danni accidentali).

Dell e Ubuntu
Ubuntu & Dell. C’è poco da ridere?

La notizia è apparsa su molti blog ed è stata ripresa anche da Slashdot, che in questo articolo cita il commento di un utente che si chiede se il sistema operativo influisca sulla Fisica del suo portatile rendendolo più fragile.

Dell ha risposto rapidamente sul suo blog ufficiale, chiarendo che il problema non sarebbe legato ad una scelta commerciale, bensì a dei problemi tecnici. La questione dovrebbe essere risolta nel pomeriggio di oggi e gli acquirenti di queste ore potranno comunque upgradare la loro garanzia come meglio ritengono.

In questo articolo di DesktopLinux ci sono ulteriori commenti sull’affaire CompleteCare.

Problemi tecnici? Per ora voglio crederci, ma certo sembra strano che un sistema di ordini collaudato e continuamente usato (dai clienti) e aggiornato (dai commerciali) vada in palla in questo modo. Visti i dubbi che sono stati sollevati su questo accordo (sul blog di Simone Brunozzi e su molti altri se ne è parlato a lungo) questo incidente non aiuta certo a dissipare le nubi che ancora oscurano le reali intenzioni e prospettive di questo accordo.