Tra le ragioni che spesso si sentono citare per giustificare l’utilizzo di Linux ai winzozzisti c’è senz’altro l’estrema capacità di personalizzazione e la possibilità di abbellire la nostra Linux Box. Ciò è vero anche per Ubuntu, che può essere temato a volontà per renderlo piacevole e sempre diverso dal solito.
C’è però una componente che nonostante tutto è ancora tremendamente brutta: GRUB, il boot loader predefinito di Ubuntu.

GRUB prima del chirurgo estetico.
Per cominciare, apriamo il file di configurazione di GRUB. Prima però salviamone una copia di backup, dato che eventuali pasticci in questa fase possono impedire l’avvio di tutti i sistemi operativi installati.
sudo cp /boot/grub/menu.lst /boot/grub/menu.lst.backup
sudo gedit /boot/grub/menu.lst
Sottolineo nuovamente: occhio a non fare macelli, altrimenti Ubuntu non parte più… e neanche Windows, ma questo non è un gran male.
Localizzate questa riga all’interno del file:
# color cyan/blue white/blue
tolto l’asterisco, il comando color definisce i colori delle scritte e dello sfondo del bootloader. La sintassi da usare è questa:
color scritte/sfondo scrittaevidenziata/sfondoevidenziato
Le liste con i colori utilizzabili sono disponibili su Internet o meglio con info grub da terminale. Non scendo nel dettaglio perchè questa metodica è largamente superata dalla possibilità di impostare un’immagine di sfondo, ovvero di una splashimage che supera le impostazioni sopra descritte.
Le caratteristiche della splashimage sono: formato xpm.gz (ovvero xpm compresso), risoluzione 640×480, 14 colori. che significa immagini abbastanza brutte, ma sempre meglio dello sfondo nero.
Una buona collezione di splash si trova a questo indirizzo. Altre splash si trovano sia su Gnome-look che su KDE-look. Chi ha le doti, ovviamente, può farsene da sole con il proprio programma di grafica preferito, partendo dall’immagine che vuole, ridimensionandola, riducendo i colori e salvandola in xpm.gz.
La splash va posizionata sull’hard disk in un punto qualsiasi (anche sotto /boot/grub o in una apposita sottocartella). Invece, in menu.lst vanno aggiunte queste righe:
# Splashimage
foreground = 0000ff
background = ffffff
splashimage=(hd0,0)/boot/grub/nome_file.xpm.gz
Ovviamente (hd0,0) deve corrispondere alla posizione sull’hard disk della partizione che ospita il file. Potete ricavare questa informazioni da menu.lst stesso, scendendo in fondo al file per cercare le linee che fanno avviare Ubuntu. Lì potete trovare quale valore copiare in questa riga per far trovare il file a GRUB.
Gli attributi foreground e background riappresentano rispettivamente il colore delle scritte e il colore dello sfondo, riportati nella notazione standard RGB (usata anche nel codice html), che può essere ottenuta tramite un qualsiasi programma di grafica.

GRUB dopo il chirurgo plastico.