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Thunderbird è un ottimo programma, ma purtroppo l’installazione su Linux impedisce di usare Firefox come browser predefinito. Ovviamente, esiste una soluzione.

Firefox all’attacco di IE

Armati di terminale, andiamo nella cartella del profilo di Thunderbird:

cd ~/mozilla.thunderbird/<profilo>.default

dove <profilo> cambia da utente ad utente, quindi dovete vedere qual è la cartella per la vostra installazione.

Apriamo il file di configurazione prefs.js e aggiungiamo queste righe:

user_pref(”network.protocol-handler.app.http”, “/usr/bin/firefox”);
user_pref(”network.protocol-handler.app.https”, “/usr/bin/firefox);
user_pref(”network.protocol-handler.app.ftp”, “/usr/bin/firefox”);

Un’alternativa a questa procedura, che interessa l’intero sistema, è quello di dare questo comando:

update-alternatives --config x-www-browser

e poi scegliere firefox come browser predefinito.

Smanettato di brutto con i repository e sources.list è andato a fari benedire?

Nessun problema: basta cliccare qui e seguire le istruzioni.

Segnalo un interessante post del blog di Antonio Doldo, che spiega come installare Gutsy su una chiavetta USB e portarsi dietro un sistema operativo avviabile completo (ma ancora in alfa, occhio!)e con possibilità di salvare file e ritrovare il tutto all’avvio successivo.

Non l’ho ancora provato, ma lo farò presto. Fatemi sapere che ne pensate!

Una cosa spiacevole che ho notato dopo aver installato Xgl per installare Beryl (prima) e Compiz Fusion (poi), è un comportamento poco gradito durante la riproduzione video, quando uno dovrebbe stare sbracato sulla poltrona o sul letto tra le braccia della sua dolce metà, e invece deve alzarsi ogni dieci minuti per muovere il mouse, visto che lo schermo è diventato così:

Schermo nero

Causa immane pigrizia non ho mai cercato info sui forum, ma mi sono accorto che il problema è legato a qualche tipo di impostazione di Xgl, e non riguarda nè lo screensaver, nè le impostazioni di risparmio energetico: anche se entrambi sono disattivati, lo schermo si annerisce lo stesso e solo l’audio resta a fare compagnia.

Se qualcuno ha una descrizione tecnica di quanto succede, è il benvenuto a spiegare cosa succede nei commenti. Io nel frattempo ho avuto la fortuna di incappare in questo post del blog di Telperion, da cui attingo (per me e per il mio blog) tante di quelle informazioni che dovrei offrirgli una cena come minimo.

La soluzione è aprire /etc/X11/xorg.conf e aggiungere alla fine del file quanto segue:

Section "ServerFlags"
Option "blank time" "0"
Option "standby time" "0"
Option "suspend time" "0"
Option "off time" "0"
EndSection

Una volta riavviato, lo schermo rimane acceso. Garantito.

1) Come personalizzare il prompt nel terminale:
http://www.cyberciti.biz/tips/howto-linux-unix-bash-shell-setup-prompt.html

2) Un’altra guida al tweaking del prompt usando .bashrc:
http://illusion22.wordpress.com/2007/04/17/giocherellando-con-bashrc/

3) La guida definitiva ai comandi della shell:
http://linux.p2pforum.it/wiki/Guida_ai_comandi_base_della_shell_in_GNU/Linux

4) Altra guida (quasi-definitiva) ai comandi della shell:
http://linuxcommand.org/learning_the_shell.php

Da Gnomer convinto, l’unica feature che invidio a KDE è la possibilità di cambiare sfondo dopo un’intervallo di tempo predefinito. Mi sono messo a caccia di qualche programmino che facesse il lavoro sporco e… l’ho trovato!

Hradcany

Il mio sfondo preferito… Ah! Che meraviglia…!

Si tratta di un piccolo script in Python¹ che ho trovato su questo blog. Lo script prende le immagini all’interno di una cartella a scelta e li imposta casualmente come sfondi del desktop, con un intervallo di tempo a scelta.

Una volta scaricato, assicuratevi di renderlo eseguibile con il comando:

chmod +x ./changer.py

Si usa da linea di comando secondo questa sintassi:

switcher.py -f <cartella> -i <intervallo>

dove <cartella> è la directory dove abbiamo i file e <intervallo> l’intervallo di tempo in secondi per il quale vogliamo lasciare lo sfondo prima che sia cambiato. Ovviamente, aggiungendo questo comando in Sistema -> Preferenze -> Sessioni ci si evita il disturbo di avviarlo ad ogni riavvio.

Lo script è disponibile al blog di cui sopra, ma l’indentazione è completamente sballata e il programma non funziona. E’ possibile scaricare lo script corretto (da me) a questo indirizzo.

¹ Dio benedica Guido Van Rossum!

Spesso i dischi appena comprati e formattati in ext3 hanno delle etichette generiche che non aiutano a riconoscere al volo il contenuto del disco stesso. Fortunatamente è piuttosto semplice modificare queste etichette come meglio ci aggrada.

Hard Disk

Il comando necessario a fare il lavoro è:

sudo e2label /dev/sdaX Etichetta

dove ovviamente /dev/sdaX è la partizione su cui vogliamo operare. Se non fosse nota, Un semplice mount può aiutarci ad identificarla.

Questo comando vale anche per i dischi esterni, che potrebbero aver bisogno di essere smontati e rimontati per applicare la nuova etichetta.

Nel caso che il disco sia montato in Fat32, è necessario dotarsi di un apposito set di software con il comando:

sudo apt-get install mtools

Dopodichè, potremo cambiare l’etichetta con:

sudo mlabel -i /dev/sdaX ::Etichetta

[Fonte: Aldolat & Aldolat]

Dal sempre ottimo blog di Illusion²² apprendo la notizia dell’esistenza di una nuova tray-icon per Compiz.

Di tray-icon come questa ce ne sono molte, ma questa ha due aspetti interessanti:
1- è scritta nell’adorato Python;
2- esegue il preload della libreria libGL, che per noi utilizzatori di fglrx è una mano santa (ringraziamo coralmente ATI per lo scandaloso ottimo supporto software…).

Istruzioni e tutto il resto su questo articolo del blog di Illusion²².

Quando ho installato Feisty Fawn, una delle cose che ho gradito di più è stato il Network Manager, che sul mio Inspiron 6400 funziona benissimo e si aggancia a qualsiasi rete, wireless o meno, senza problemi.

D’altra parte, Network Manager salva tutte le chiavi di rete in un file noto come portachiavi, che deve essere sbloccato ad ogni avvio inserendo la password del portachiavi stesso.

Portachiavi

Visto che questo comportamento risulta straordinariamente noioso (eufemismo elegante), ho cercato a lungo una soluzione. Incredibilmente, Network Manager non prevede alcuna possibilità per eliminare questa noiosa procedura, ma con un piccolo trucchetto è possibile aggirare il problema.

L’unico prerequisito è che la password di login dell’utente e le password del portachiavi siano identiche. altrimenti, il trick non funziona.

La soluzion ruota attorno all’installazione di un apposito pacchetto:

sudo apt-get install libpam-keyring

Fatto questo, dovremo editare i seguenti file

sudo gedit /etc/pam.d/gdm
sudo gedit /etc/pam.d/gdm-autologin (solo per chi usa il login automatico)

e aggiungere in entrambi questa stringa alla fine del file:

@include common-pamkeyring


[¹] Chi avesse scelto due password diverse per il login e il portachiavi, può resettare quest’ultima cancellando il file che contiene le chiavi di rete (e la password stessa):
rm ~/.gnome2/keyrings/default.keyring
Chiaramente, ciò comporta anche la cancellazione di tutte le chiavi, che dovranno essere reinserite a mano successivamente.

Visto che Tribe 2 è appena uscita, forse vale la pena di provarla e magari aiutare gli sviluppatori nella identificazione correzione dei bug che inevitabilmente colpiscono rilasci così prematuri. Per evitare pericolosi smanettamenti con le partizioni, un software di virtualizzazione come VMware viene in soccorso. E da quando VMware è stato inserito negli archivi commerciali di Canonical la sua installazione è ancora più facile.

Logo VMware

Per cominciare, aggiungiamo il repository di cui sopra alla nostra lista:

sudo gedit /etc/apt/sources.list

e aggiungiamo le seguenti righe:

## CANONICAL COMMERCIAL REPOSITORY
deb http://archive.canonical.com/ubuntu feisty-commercial main

dopodichè passiamo all’installazione vera e propria

sudo apt-get update
sudo apt-get install vmware-server vmware-tools-kernel-modules

Al termine del download, il programma di installazione ci chiederà prima di accettare la licenza, e poi la chiave di registrazione, che può essere ottenuta gratuitamente dal sito web di vmware a questo indirizzo.

La configurazione viene svolta automaticamente, ma le principali impostazioni di configurazione possono essere personalizzate modificando il file /etc/vmware/config, oppure direttamente dai menu del programma, che potremo avviare tramite il comodo link in Applicazioni -> Strumenti di sistema -> VMware Server Console.

Trucco per i widescreen: VMware non supporta nativamente i monitor widescreen. La soluzione consiste nell’aprire il file .vmx della macchina virtuale e aggiungere alla fine:

svga.maxWidth = "1280"
svga.maxHeight = "800"

Se l’OS virtualizzato è Windows bisogna seguire queste istruzioni. Se invece virtualizziamo un sistema Linux, bisogna modificare il file di configurazione di X con l’istruzione ModeLine.