Archivi Categorie: Feisty Fawn

Visto che Tribe 2 è appena uscita, forse vale la pena di provarla e magari aiutare gli sviluppatori nella identificazione correzione dei bug che inevitabilmente colpiscono rilasci così prematuri. Per evitare pericolosi smanettamenti con le partizioni, un software di virtualizzazione come VMware viene in soccorso. E da quando VMware è stato inserito negli archivi commerciali di Canonical la sua installazione è ancora più facile.

Logo VMware

Per cominciare, aggiungiamo il repository di cui sopra alla nostra lista:

sudo gedit /etc/apt/sources.list

e aggiungiamo le seguenti righe:

## CANONICAL COMMERCIAL REPOSITORY
deb http://archive.canonical.com/ubuntu feisty-commercial main

dopodichè passiamo all’installazione vera e propria

sudo apt-get update
sudo apt-get install vmware-server vmware-tools-kernel-modules

Al termine del download, il programma di installazione ci chiederà prima di accettare la licenza, e poi la chiave di registrazione, che può essere ottenuta gratuitamente dal sito web di vmware a questo indirizzo.

La configurazione viene svolta automaticamente, ma le principali impostazioni di configurazione possono essere personalizzate modificando il file /etc/vmware/config, oppure direttamente dai menu del programma, che potremo avviare tramite il comodo link in Applicazioni -> Strumenti di sistema -> VMware Server Console.

Trucco per i widescreen: VMware non supporta nativamente i monitor widescreen. La soluzione consiste nell’aprire il file .vmx della macchina virtuale e aggiungere alla fine:

svga.maxWidth = "1280"
svga.maxHeight = "800"

Se l’OS virtualizzato è Windows bisogna seguire queste istruzioni. Se invece virtualizziamo un sistema Linux, bisogna modificare il file di configurazione di X con l’istruzione ModeLine.

1) Una utile guida con spunti per risolvere autonomamente i propri problemi con Linux: http://natonelbronx.wordpress.com/2007/05/12/introduzione-a-come-scoprire-dove-stanno-i-problemi-con-linux/

2) Riflessioni sulla mossa ubuntista di Dell:
http://www.itwire.com.au/content/view/12731/1090/

3) Raccolta di suggerimenti (non tutti provati) per velocizzare Feisty: http://www.xsol.se/index.php/2007/04/29/feisty-performance-fly-like-a-butterfly/

4) Sito (tradotto male) + comodissima estensione (per firefox) per seguire i commenti ai blog: http://www.cocomment.com/

5) L’autore del logo di BeeSeek Illusion²², che è diverso da Illusion, l’autore del logo di BeeSeek, spiega come “abbellire” l’utente root: http://illusion22.wordpress.com/2007/06/13/stili-qt-anche-per-root/

6) Un comando utilissimo per chi abusa di hard disk removibili e chiavette usb: fuser. Ecco una guida:
http://nakinub.noblogs.org/post/2007/06/18/fuser-conoscere-il-processo-che-utilizza-un-file

7) Guida a FUSE, modulo dalle mille risorse e sempre più usato e diffuso:
http://pettinix.blogspot.com/2007/06/fuse-filesystem-in-userspace.html


¹ Contest: un link a scelta da aggiungere nel blogroll per chi riconosce la citazione.

I file .ttf possono essere posizioni in due cartelle:

  • /usr/share/fonts/truetype è la cartella di sistema
  • ~/.fonts è la cartella della home destinata ai font dell’utente

Qualsiasi delle due opzioni disponibili si scelga per piazzare il font, è necessario aggiornare la cache con:

sudo fc-cache -f -v

Fatto! :-)

In un post precedente parlavo di Acetone ISO come ottimo programma grafico per la gestione delle immagini dei CD. Il blog di Illusion22 mi informa della presenza di una alternativa per Gnome chiamata ISO Master.

ISO Master

ISO Master non sembra ancora allo stesso livello di AcetoneISO ma chi non vuole/può installare le librerie di KDE, trova in ISO Master un’ottima alternativa gnomiana.

Dalla pagina dei download è possibile scaricare il pacchetto .deb per Ubuntu, evitando il problema di dover compilare i sorgenti.

Gli utenti di laptop (e forse non solo quelli) sanno quanto è odioso andare in biblioteca, accendere il portatile, aprire il terminale, scrivere male un comando, premere “backspace” e sentire a 10.000 decibel il “bip” di errore che fa rischiare il linciaggio da parte dei presenti.

Shhh!

Di fronte ad un problema drammatico, niente di meglio di una soluzione drastica:

sudo gedit /etc/modprobe.d/blacklist

e inserire alla fine:

blacklist pcspkr

In alternativa:

sudo gedit /etc/rc.local

e scrivere prima della riga finale:

modprobe -r pcspkr

Ah! Che liberazione!

Tra le ragioni che spesso si sentono citare per giustificare l’utilizzo di Linux ai winzozzisti c’è senz’altro l’estrema capacità di personalizzazione e la possibilità di abbellire la nostra Linux Box. Ciò è vero anche per Ubuntu, che può essere temato a volontà per renderlo piacevole e sempre diverso dal solito.

C’è però una componente che nonostante tutto è ancora tremendamente brutta: GRUB, il boot loader predefinito di Ubuntu.

GRUB prima della cura

GRUB prima del chirurgo estetico.

Per cominciare, apriamo il file di configurazione di GRUB. Prima però salviamone una copia di backup, dato che eventuali pasticci in questa fase possono impedire l’avvio di tutti i sistemi operativi installati.

sudo cp /boot/grub/menu.lst /boot/grub/menu.lst.backup

sudo gedit /boot/grub/menu.lst

Sottolineo nuovamente: occhio a non fare macelli, altrimenti Ubuntu non parte più… e neanche Windows, ma questo non è un gran male.

Localizzate questa riga all’interno del file:

# color cyan/blue white/blue

tolto l’asterisco, il comando color definisce i colori delle scritte e dello sfondo del bootloader. La sintassi da usare è questa:

color scritte/sfondo scrittaevidenziata/sfondoevidenziato

Le liste con i colori utilizzabili sono disponibili su Internet o meglio con info grub da terminale. Non scendo nel dettaglio perchè questa metodica è largamente superata dalla possibilità di impostare un’immagine di sfondo, ovvero di una splashimage che supera le impostazioni sopra descritte.

Le caratteristiche della splashimage sono: formato xpm.gz (ovvero xpm compresso), risoluzione 640×480, 14 colori. che significa immagini abbastanza brutte, ma sempre meglio dello sfondo nero.

Una buona collezione di splash si trova a questo indirizzo. Altre splash si trovano sia su Gnome-look che su KDE-look. Chi ha le doti, ovviamente, può farsene da sole con il proprio programma di grafica preferito, partendo dall’immagine che vuole, ridimensionandola, riducendo i colori e salvandola in xpm.gz.

La splash va posizionata sull’hard disk in un punto qualsiasi (anche sotto /boot/grub o in una apposita sottocartella). Invece, in menu.lst vanno aggiunte queste righe:

# Splashimage
foreground = 0000ff
background = ffffff
splashimage=(hd0,0)/boot/grub/nome_file.xpm.gz

Ovviamente (hd0,0) deve corrispondere alla posizione sull’hard disk della partizione che ospita il file. Potete ricavare questa informazioni da menu.lst stesso, scendendo in fondo al file per cercare le linee che fanno avviare Ubuntu. Lì potete trovare quale valore copiare in questa riga per far trovare il file a GRUB.

Gli attributi foreground e background riappresentano rispettivamente il colore delle scritte e il colore dello sfondo, riportati nella notazione standard RGB (usata anche nel codice html), che può essere ottenuta tramite un qualsiasi programma di grafica.

GRUB dopo la cura

GRUB dopo il chirurgo plastico.

Ho scoperto tramite qualche commento a post precedenti il blog Opera Omnia. E’ molto ben fatto e mi complimento con il suo autore, Cisco.

Opera omnia

Sfogliando le pagine del blog ho scoperto un post che interesserà a tutti gli appassionati di temi e personalizzazione estetica della loro Ubuntu Box.

Il post tratta di un’utility che non conoscevo e che si installa con un sudo apt-get install gnome-art ed è poi accessibile da Sistema –> Preferenze –> Art Manager.

Art Manager

Art Manager si collega ad art.gnome.org, e scarica temi, decorazioni delle finestre, addirittura splash screen e login manager, e ne permette l’installazione automatica. Visto che di art.gnome.org se ne occupa il nostro Cimi, non posso che augurargli buon lavoro!

Segnalo due trucchetti per aumentare le prestazioni della nostra macchina. Non sono un fan della performance, specie qualora comprometta la stabilità del sistema, ma qualche piccolo tuning ci può stare, ogni tanto.

Contagiri

Cominciamo con un post apparso sul blog di Andrea Giuliani che riguarda il boot parallelo. Interessa solo i possessori di processori hyperthread, multithred, multicore, ecc. e permette di avviare simultaneamente processi diversi per velocizzare il boot. Si attiva modificando il file sudo gedit /etc/init.d/rc, dove bisogna modificare la riga CONCURRENCY=none in CONCURRENCY=shell. Non ho riscontrato miglioramenti mostruosi, ma qualche secondo al boot lo si guadagna.

Il secondo suggerimento l’ho trovato sul blog Ubuntu facile e anche sul forum internazionale, e riguarda l’applicazione prelink. Questo software permette di velocizzare l’apertura delle applicazioni, e devo dire che i risultati sono abbastanza significativi. Istruzioni:

sudo apt-get install prelink

sudo gedit /etc/default/prelink

e modifichiamo PRELINKING=unknown in PRELINKING=yes, senza toccare le altre impostazioni.

Prelink parte automaticamente al boot, ma la prima volta è bene avviarlo manualmente per permettergli di dare un’occhiata al sistema e caricare tutte le informazioni necessarie:

sudo /etc/cron.daily/prelink

Prelink esegue una piccola scansione ogni giorno e una completa ogni due settimane. Attenzione: gli aggiornamenti a librerie di sistema importanti possono causare problemi, in tal caso è utile ripetere la scansione con sudo /etc/cron.daily/prelink.

Prelink può rimanere installato sul sistema anche se non vogliamo utilizzarlo più, poichè è sufficiente riconfigurare il file /etc/default/prelink modificando di nuovo da PRELINKING=yes in PRELINKING=unknown ed eseguendo di nuovo sudo /etc/cron.daily/prelink.

Vista la sua intensa attività di pacchettizzazione, il buon Felipe ha deciso di creare un repository per facilitare l’installazione dei suoi software preferiti. Il repo è online da qualche giorno e si può raggiungere all’indirizzo download.tuxfamily.org/pollyrepo.

 

 

Pollycoke Repository

 

Il repository per ora contiene pochi software, quasi tutti pacchetti per la futura release Gutsy, impacchettati per funzionare sotto Feisty. A voi la scelta se sfruttare le attuali versioni (più stabili) o i pacchetti importati da Pollycoke.

 

Shockwave è una sorta di progenitore di Flash, surclassato da quest’ultimo ma ancora blandamente utilizzato, soprattutto per videogiochi online. Sfortunatamente, Adobe non ha manifestato alcun interesse a portarlo su Linux, e per usarlo sui nostri pc bisogna fare letteralmente i salti mortali, come indicato dalla guida del Wiki internazionale.

Shockwave

Sintetizzo i punti salienti:

  • installare wine e mozplugger con: sudo apt-get install wine mozplugger
  • Scaricare e installare con wine la versione per Windows di firefox (sob sob…!)
  • Via ai salti mortali: andare su un sito che richiede Shockwave e seguire la procedura guidata per installare il plugin e chiudere Firefox
  • sudo gedit /etc/mozpluggerrc e aggiungere alla fine del file:
    • application/x-director: dir,dcr,dxr,cst,cct,cxt,w3d,fgd,swa: Macromedia Director file
    • swallow(firefox.exe) fill: wine "C:\\Program Files\\Mozilla Firefox\\firefox.exe" -chrome "file://Z:$file"
  • Infine, dare: rm ~/.mozilla/firefox/pluginreg.dat

Adobe, che tristezza… :-X