Archiviazioni mensili: Maggio 2007

Quante volte capita di visitare un sito od un forum, magari un pò “sospetto”, o di ricorrervi occasionalmente per cercare soluzione a qualche problema che ci affligge? Ci venga chiesta una registrazione per accedere ai contenuti del sito/forum, con l’obbligo di lasciare un indirizzo e-mail valido al quale poi si riceverà la password, ma spesso oltre a questa si riceverà anche un’enormità di spam. Senza parlare, ovviamente, dei problemi di privacy collegati alla diffusione così vasta del nostro indirizzo sulla rete.

Il sito 10 Minute Mail tenta di risolvere questo problema con un sistema geniale: cliccando su un link nella home del sito si ottiene un indirizzo e-mail, consultabile via browser, che dura dieci minuti e poi sparisce senza lasciare tracce. Salvaguardando privacy, spam, preoccupazioni varie.

Totò Peppino e la Malafemmina

Questa lettera non è durata 10 minuti. Per fortuna!

10 Minute Mail ha una interfaccia ridotta all’essenziale e non chiede alcuna registrazione nè formalità. Basta cliccare sul link e l’indirizzo è assegnato automaticamente. L’ho usato per un pò ed è assolutamente favoloso.

Con Linux e Ubuntu non c’entra nulla, ma volevo segnalarlo lo stesso. Anzi, mi correggo: c’entra eccome! 10minutmail.com gira su un server Debian ;-)

Aggiornamento del 16/10/2007: da un post di DelirioMediatico apprendo dell’esistenza di ulteriori siti che forniscono il medesimo servizio. Eccoli:

Conoscete il programma Linux Counter? E’ un sito dove ogni utente di Linux può registrare le proprie macchine su cui ha installato Linux e ottenere un bannerino da mettere dove vuole. Purtroppo il sito è down da qualche giorno. Spero che non abbia chiuso del tutto, perchè è un modo simpatico per tenere traccia della comunità linuxiana e fare qualche statistica sulle abitudini degli utilizzatori di questo sistema operativo.

Recentemente è partito un altro progetto, analogo al primo ma concentrato sulla nostra distro preferita: The Ubuntu Counter Project. Finora sono il numero 14.540:

The Ubuntu Counter Project - user number # 14540

Anche in questo caso la cosa più interessante sono le statistiche. Come si deduce dalla prima pagina, dei (quasi) quindicimila iscritti al progetto circa l’80% utilizza Ubuntu, un 15% circa ha scelto Kubuntu, e le altre versioni raccolgono le briciole (Xubuntu e al 4%, le altre raccolgono le bricioline).

Interessanti anche i dati sulle release: la grande maggioranza dei computer utilizza ancora Dapper, mentre Feisty è addirittura al terzo posto dopo Edgy. Ci sono ancora 6 computer che usano Warty (incredibile!) e 8 coraggiosi che hanno montato Gutsy, la versione in uscita per ottobre prossimo venturo.

Si può pensare tutto e il contrario di tutto, ma Steve Ballmer di sicuro è un uomo di successo. Quando diventi il CEO di un’azienda (Microsoft) con 70.000 dipendenti che fattura 44 miliardi di dollari in un anno non si può dire che sei un stronzo.

Quindi Ballmer è un uomo di successo, e si sa che il successo può dare alla testa. E infatti mentre presentava Vista ad una imprecisata platea, a Ballmer è partito un embolo ed ecco il risultato:

Chissà se anche negli States c’è la Legge Basaglia? Il buon Steve ne avrebbe proprio bisogno… insieme ad un cardiologo.

Qualche cattivone ha ravvisato delle somiglianze con un altro illustre personaggio del passato. Io non avevo colto, sulle prime, ma quest’altro video è abbastanza eloquente.


Ballmer: your potential, our passion!

Linux sta violando oltre 230 brevetti posseduti da Microsoft. I dettagli sono qui. Non si sa quali brevetti sono, non si conosce il codice, ma Linux sta violando dei brevetti.

Certo… come no?

A Microsoft… ma vaff…!

Ci sarebbe tutto un lungo discorso da fare sulla questione. La strategia FUD sembra essere l’arma migliore che la Microsoft ha a disposizione per spuntare le armi del software libero e di Linux in generale. Non esito a definire come mafioso questo genere di comportamento:

“Se vuoi usare Linux fai pure, ma stai attento: se un giorno si scopre che Linux viola i miei brevetti ti farò pagare un sacco di soldi. E allora perchè non ti metti l’anima in pace e ti compri una licenza di Windows? O magari ti posso vendere una licenza Suse, tanto la Novell si è calata le braghe, e quindi se ti compri *quella* distribuzione (e solo quella…) puoi stare al sicuro, non ti trascinerò in tribunale. Mica vorrai metterti contro un colosso come me?”

Non so voi, ma la mia idea è che sia un atteggiamento a dir poco vergognoso. E’ chiaro che Microsoft non penserà mai di intraprendere un’azione legale che verosimilmente non ha alcun fondamento, che la impantanerebbe in una serie di costosi processi, che potrebbe anche perdere, e che potrebbero scoperchiare un vaso di Pandora di brevetti che magari è Microsoft stessa a violare. Però le minacce e gli avvertimenti in stile “ti farò un’offerta che non puoi rifiutare” sono gratuiti, costano poco e possono anche essere efficaci. Dalle mi parti tutto ciò si chiama terrorismo.

Siccome l’arma migliore contro il terrorismo è dimostrare di non essere terrorizzati, invito tutti gli utilizzatori di Linux a denunciarsi per le presunte violazioni dei brevetti Microsoft. E’ partito un progetto, che fa il paio col più famoso Show Us The Code, che mira a raccogliere le autodenunce dei fan del pinguino: si chiama “Sue me first, Microsoft“.

Ah, dimenticavo: anche Windows viola un sacco di brevetti Linux. Sono oltre 600. Lo afferma l’ottimo Simone Brunozzi in questo articolo. Ma anche noi siamo buoni, e Microsoft non la denunciamo. Per ora. Ma potremmo farlo.

Attento, Bill: i pinguini mordono…

Molti utenti di Ubuntu sono costretti a mantenere un sistema dual-boot con Windows, per le più svariate esigenze (spesso per videogiochi che non girano con Wine o Cedega). Mentre Ubuntu (e Linux in generale) si installa una volta e basta, Windows richiede spesso un insano formattone riparatore per correggere l’appesantimento cui inevitabilmente va incontro tale OS nel corso del tempo, a seguito di installare e disinstallare programmi.

L’urlo di Homer

Un utente Windows al terzo formattone in un mese.

Purtroppo, l’installer di Windows è piuttosto arrogante ed elimina del tutto il Master Boot Record su cui è installato Grub, e impedisce in questo modo di avviare la nostra distro preferita. Il risultato è che Ubuntu è ancora installata sull’hard disk, ma è resa inaccessibile dal MBR sovrascritto da Windows.

Ovviamente il problema si può correggere facilmente e richiede semplicemente il CD di Ubuntu, avviato in modalità live. Non è necessario ripetere l’installazione, ma è sufficiente avviare un terminale e dare qualche comando, stando bene attenti a scrivere esattamente quanto descritto.

Tanto per cominciare, Grub deve essere avviato da superutente con questo comando:

sudo grub

in questo modo il normale prompt del terminale sarà sostiuito dal prompt di Grub, che è in attesa di istruzioni. Chiediamogli di trovare la partizione di boot:

find /boot/grub/stage1

Grub risponderà nel formato (hdX,Y), dove X e Y si riferiscono rispettivamente al disco e alla partizione. Ricordatevi che per Grub il primo numero è 0 e non 1!

Questa informazione ci servirà per reinstallare Grub nel MBR:

root (hdX,Y)

setup (hdX)

attenzione a togliere “,Y” nel secondo comando (a meno che non vogliate installare Grub nella partizione di Linux).

A questo punto possiamo uscire da Grub e concludere l’operazione.

quit

Questa guida è tratta dal wiki di Ubuntu (qui tradotta in italiano). Questo metodo è molto semplice ma non funziona nel 100% dei casi, pertanto se non dovesse avere successo fate riferimento al secondo e soprattutto al terzo metodo, che garantisce certezza dei risultati in tutti i casi, anche se è un pò più articolato.

Mitico!

Lo stesso utente dopo aver scoperto l’esistenza di Ubuntu

Se la vita fosse un sistema Unix

Tratto da: xkcd.com

Mentre cercavo un pacchetto in Synpatic, mi sono imbattutto in un programma della repository universe chiamato “vrms”. Il nome è un acronimo, ed è tutto un programma: Virtual Richard M. Stallman. Dò per scontato che sappiate chi è RMS, altrimenti fate penitenza e magari leggete la pagina a lui dedicata su Wikipedia.

Questo simpatico programma scandisce l’elenco dei pacchetti installati e restituisce quelli che non aderiscono alla licenza GPL.

vrms

Come vedete il mio sistema è “impuro” allo 0,9% :-P

Se siete dei veri “talebani” del Free Software, potete procedere a togliere di mezzo tutti i pacchetti che limitano la vostra libertà.

Esiste un blog storico per gli appassionati di Linux e di Ubuntu che risponde al nome di Pollycoke. La sua lettura quotidiana è ormai quasi un obbligo per me, visto che si tratta di un autentico ricettacolo di guide, notizie e pensieri in libertà sulla realtà che ruota attorno alla nostra distro preferita. D’altronde, 30.000 visite al giorno parlano abbastanza chiaro.

tifo.png

Lo so, non c’entra nulla col resto dell’articolo, ma è l’immagine di apertura dell’ultimo post su Pollycoke al momento in cui scrivo e CASUALMENTE ho pensato di usare questa… ;-)

Tra gli angoli più interessanti del blog c’è senz’altro quello delle guide, e tra gli angoli più simpatici delle guide c’è quello dedicato alla felipizzazione della distro, dal nome del blogger più importante (e ormai unico) del sito, felipe appunto.

Una di queste guide riguarda appunto la personalizzazione dei caratteri delle icone sulla scrivania. E’ estremamente facile installare il font Desyrel e adottarlo per le icone come ha fatto Felipe.

Un’altra guida molto carina è quella che riguarda la aggiunta di informazioni supplementari sotto il nome delle icone. Nonostante avessi esplorato a lungo le preferenze di Nautilus non avevo notato la presenza di questo optional. Complimenti!

In un post precedente abbiamo visto quanto è facile montare l’immagine ISO di un cd sulla nostra Ubuntu box. Purtroppo la grande diffusione del programma di masterizzazione Nero Burning Rom, leader nell’ambiente Windows, fa sì che spesso si trovino immagini di cd nel formato .nrg, che è quello standard di Nero e non può essere montato altrettanto facilmente che un’immagine ISO.

CD

Il problema può essere facilmente aggirato senza dover avviare Windows, usando un comodo tool chiamato nrg2iso, che, come il nome lascia intendere, può essere usato per convertire file .nrg in immagini ISO. Semplice, veloce, gratuito, e soprattutto libero: è rilasciato sotto licenza GPL ed è disponibile nei repository di Ubuntu.

L’installazione è semplicissima, con l’aiuto del buon terminale:

sudo apt-get install nrg2iso

L’utilizzo è ancora più semplice:

nrg2iso [nome-del-file.nrg] [nome-del-file.iso]

Piece of cake! ;-)

Il formato PDF è largamente usato sulla rete per merito dell sue caratteristiche, e spesso si ha l’esigenza di creare file con questo standard per distribuire documenti che vengano stampanti sempre con il medesimo aspetto da qualsiasi sistema.

La conversione dei propri documenti in tale formato spesso richiede l’utilizzo di software dedicati, sia in ambiente Windows che Linux. Pochi però sanno che Ubuntu dispone di una stampante PDF virtuale che può essere facilmente installata sul sistema.

Stampante PDF

Il pacchetto di cui abbiamo bisogno è cups-pdf, che possiamo installare via synaptic o via terminale:

sudo apt-get install cups-pdf

Dopodichè, apriamo Sistema –> Amministrazione –> Stampa, e scegliamo “Nuova stampante“. Il tool di riconoscimento automatico dovrebbe indicarci la presenza di una “PDF Printer (Virtual Printer)“. Selezioniamola e andiamo al passo successivo: scegliamo “Generic” come produttore e “Postscript” come modello. Infine, diamo una descrizione ed un nome a nostro piacimento e completiamo l’installazione cliccando su “Applica“.

La nostra stampante virtuale è ora installata e potremo addirittura stampare una pagina di prova per accertarci che tutto sia andato bene. I PDF vengono salvati all’interno di una cartella chiamata “PDF” nella nostra home, ma possiamo far sì che vengano spostati altrove modificando il file di configurazione /etc/cups/cups-pdf.conf.